RASSEGNA STAMPA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

La denuncia dei sindacati. «Bonus per i dirigenti dell’Istituto anziani, ai lavoratori solo sacrifici»

TUTTI GLI ARTICOLI PRESENTI NELLA RASSEGNA STAMPA VENGONO PERIODIAMENTE SPOSTATI NELLA PAGINA ARCHIVIO ARTICOLI, DOVE POTRETE RITROVARLI SUDDIVISI PER TEMATICA. BUONA LETTURA!

icona x COMUNICATI STAMPA E APPELLI

16.6.17 icona_pdfCOMUNICATO STAMPA delle segreterie nazionali OCCUPAZIONE SIMBOLICA DELLE SOVRINTENDENZE DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

6.6.17 icona_pdf COMUNICATO STAMPA CUB CSA: 19 giugno – Giornata di mobilitazione “Lavoro in Comune”

sciopero-scuola-9-18-aprile-2015 16 GIUGNO: Sciopero nazionale di tutto il settore della logistica e del Trasporto pubblico e privato

30.5.17 icona_pdf COMUNICATO STAMPA FIALS sulle paventate ingerenze politiche rispetto al licenziamento del corpo di ballo

18.5.17 icona_pdf FONDAZIONE ARENA – IN FONDAZIONE ARENA NON VOGLIAMO NE’ “CAPITANI CORAGGIOSI NE’ “COOPERATIVE ROSSE” – Comunicato stampa del COMITATO OPERA NOSTRA

 

icone per ARTICOLI

15.6.17 Logo-Corriere-del-Veneto- La Fondazione. Arena, un anno dopo il piano c’è ancora l’ansia dei fondi statali. I soldi della Bray non si vedono. Polo rassicura: «Conti sempre m…

8.6.17 Logo-Corriere-del-Veneto- Vertenze. Berner apre ai sindacati e tratterà sui 40 esuberi

3.6.17 IL MATTINO DI PADOVA La cricca della logistica. La battaglia per i diritti. Coop, recuperati 3 milioni di evasione

25.5.17 arena La protesta. Province non abolite ma dimezzate: è caos. Agitazione e presidio dei dipendenti sotto la sede. In strada anche Pastorello: «Non abbiam…

24.5.17 arena Presidio. Oggi alle 10. Dipendenti della Provincia in piazza contro i tagli

23.5.17 Logo-Corriere-del-Veneto- Bertucco e i lavoratori non hanno dubbi: «Il rilancio dell’Arena? Capendo che è una risorsa»

21.5.17 logo_vvox_small  Intervista esclusiva alla candidata sindaco di centrosinistra. Fondazione Arena: «la spa? Non dico no a priori».

12.5.17 arena Aziende. Berner, la crisi continua 40 lavoratori in mobilità

6.5.17 VERONASERA FONDAZIONE ARENA M5S: “Sovrintendente scelto con bando internazionale”

6.5.17 VERONASERA FONDAZIONE ARENA M5S su Fondazione Arena: la lirica resti pubblica

logo Italia x rassegna stampa

17.6.20 PERUNALTRACITTA'  #Ispraoccupato. Una lotta contro il precariato della ricerca e per la tutela dell’ambiente

17.6.14 Testatailfattoquotidiano Alternanza scuola-lavoro, il sondaggio tra gli studenti: “Farla costa anche 400 euro”

 

Testatailfattoquotidiano arena Logo-Corriere-del-Veneto- logo LLL sos-fondazione-arenaRADIO POPOLARE VERONA  VERONASERA INFOAUT ccw_logo CONTROPIANO ZERO IN CONDOTTA logo_vvox_small ANSA.IT-logo IL MATTINO DI PADOVA WSI


Gap tra ricchi e poveri enorme se si considera evasione fiscale

19.6.17                                          WSI

 

La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l’ha vinta. Noi siamo quelli che abbiamo ricevuto riduzioni fiscali in modo drammatico”. Parla Warren Buffett il terzo uomo più ricco al mondo e paladino degli aumenti di tasse ai ricchi. Viva la sincerità! Va considerato che la frase è stata prinunciata nel 2011 e non decenni fà. Ma, sincerità per sincerità, noi, l’altra classe, che conflittualità abbiamo messo in campo per fermarli? Abbiamo votato Berlusconi, e ora Trumph, e ancora il banchiere Macron…Stiamo consegnando coscientemente (?) a loro il timone, e poi ce ne stiamo, egoisticamente isolati in quelle che credevamo torri d’avorio e si sono rivelate capanne di paglia, in un angolo, a gemere e a leccarci le ferite! (Nota di Lavoratori e Lavoratrici in Lotta a Verona)

 

In America si crede al mito di una società senza classi ma in re

il padrona

immagine inserita dalla redazione del blog

Il divario tra ricchi e poveri è più ampia di quanto pensiamo. E’ quanto sottolinea uno studio condotto da tre economisti, Alstadsæter Annette, Niels Johannesen e Gabriel Zucman, che parte dal presupposto che tutte le ricerche sul gap tra ricchi e poveri prendono in considerazione solo i solidi dichiarati al fisco.

In realtà, alla luce dei recenti fughe di documenti da paradisi fiscali, vedi per esempio lo scandalo dei Panama Papers, il divario assume proporzioni molto più ampie. I tre economisti, utilizzando una montagna leaks provenienti non solo dai Panama Papers, ma anche dallo scandalo sulle evasioni fiscali dei clienti Hsbc, e da altri documenti ottenuti in Scandinavia hanno dimostrato che solo in Scandinavia, lo 0,01% degli abitanti di Norvegia, Svezia e Danimarca, evade in media il 30% delle tasse dovute allo stato contro il 3% della popolazione totale.

Nel dettaglio, in Norvegia, paese di cui gli economisti dispongono maggiori informazioni, i super-ricchi, vale a dire lo 0,1 per cento della piramide della ricchezza, ha un patrimonio il 30 per cento superiore alle stime ufficiali, ovvero prima di prendere in considerazione le loro ricchezze nascoste nei paradisi fiscali. Questo significa in realtà che possiedono il 10 per cento di tutta la ricchezza del paese, non l’8 per cento come dicono i numeri ufficiali.

Alla luce di queste considerazioni, gli autori affermano che la scala di evasione fiscale rischia di essere ancora peggiore in molti altri paesi che hanno regole meno stringenti di trasparenza fiscale.

 

Link all’articolo originale

 

Governo pensa ad alzare età pensionabile a 67 anni, imprese sul piede di guerra

19.6.17                                                WSI

 

Aiuta lo stato uccidi un pensionato

immagine inserita dalla redazione del blog

Imprese sul piede di guerra in seguito alle indiscrezioni stampa, finora non confermate, in base alle quali il Governo sarebbe al lavoro su un decreto per innalzare l’età pensionabile a 67 anni dagli attuali 66 anni e 7 mesi a partire dal 2019.

Il decreto dovrebbe essere emanato dopo l’estate ed è legato all’aumento della speranza di vita dopo i 65 anni, che si sta allungando sia per gli uomini sia per le donne.

La notizia ha immediatamente scatenato un coro di polemiche. Tra i contrari al possibile decreto, ci sarebbe anche Unimpresa che, tramite il suo presidente, Maria Concetta Cammarata ha fatto sapere:

“Un eventuale nuovo intervento sulla previdenza con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende. Per i lavoratori si allungherebbe ancora di più la vita lavorativa oltre le aspettative a lungo pianificate; per le aziende, si creerebbe ancora una volta un quadro di incertezza, con costi maggiori e con l’impossibilità di procedere al necessario ricambio occupazionale del quale trarrebbe benefici l’intera economia italiana.

 La certezza del diritto, soprattutto in campo fiscale e nel settore della previdenza, è un valore imprescindibile per chi fa impresa. Le continue riforme – ha aggiunto la vicepresidente di Unimpresa – così come i provvedimenti scritti male e in fretta, non gettano le basi per poter fare investimenti. E invece, negli ultimi anni, si sono susseguiti continui interventi normativi, in alcuni casi una vera e propria tela di Penelope, che hanno confuso le aziende del Paese”.

Se è vero che l’innalzamento dei requisiti previdenziali è un percorso già in atto in altri Paesi, sarebbe davvero difficile leggere la decisione come popolare, soprattutto perché arriverebbe a ridosso delle elezioni politiche.

Nel frattempo, si sta lavorando a misure che potrebbero accompagnare il decreto, facendo da paracadute. Come l’Ape, l’anticipo pensionistico che ha debuttato sabato nella versione social, cioè quella riservata alle categorie deboli, come disoccupati, invalidi e persone che hanno svolto le attività gravose.

 

Link all’articolo originale

 

Caporalato, 4 arresti a Brindisi. Donne sfruttate nei campi: “Sono come mule e capre, per loro servono sesso e mazzate”

19.6.17                                              Testatailfattoquotidiano

 

 

NO AL CAPORALATO - STRISCIONE

 

La procura di Brindisi contesta a un uomo e tre donne i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravati. Avrebbero anche chiesto il pagamento anticipato del trasporto nei campi. Nelle intercettazioni il metodo fatto di minacce e sfruttamento. Alla base del blitz le dichiarazioni delle donne sfruttate, “pienamente attendibili” secondo il gip

Conveniva andare con loro, dicevano, perché così riuscivano a lavorare per molti mesi. Con l’agenzia, invece, sostenevano che l’impiego nei campi sarebbe durato al massimo un mese. E le braccianti, tutte donne, quasi esclusivamente italiane, accettavano la proposta dei presunti caporali, spinte dallo stato di indigenza e necessità. Sopportavano la ‘cresta’ e orari di lavoro prolungati. Si accontentavano di 38 euro al giorno per 8 ore di lavoro, invece di 55 per 6 e mezza come era scritto nel contratto.

Continua a leggere

I soldi della Legge Bray saranno utilizzati per pagare i debiti o per il rilancio artistico della Fondazione Arena?

18.6.17

Comitato Opera Nostra                                         COMUNICATO STAMPA

 

In questo articolo proveremo a farvi partecipi di un dubbio che da diverso tempo ci attanaglia. Ma prima di raccontare le nostre perplessità sul reale utilizzo del prestito, perché di questo si tratta, dei denari che arriverebbero grazie alla legge Bray è essenziale dare alcune informazioni.
Consideriamo innanzitutto il fatto che la liquidità è fondamentale per la soppravvivenza di ogni impresa, pubblica o privata che sia. Consideriamo inoltre che il debito maggiore di Fondazione Arena è nei confronti di Unicredit, la banca che ha il monopolio della sua biglietteria, tramite la controllata Ticket One, e che i soldi inviati dai Ministeri competenti, come ad esempio quelli relativi al Fondo per lo spettacolo passano proprio dalle casse di Unicredit. Un legame stretto quindi, quasi soffocante, che lascia alla banca la facoltà di aprire e chiudere i cordoni della borsa a suo piacimento.
Pensiamo che il compito di un nuovo Presidente della Fondazione, che per legge corrisponde alla figura del Sindaco, avrebbe dovuto far sì che questo accentramento non si verificasse, garantendo la diversificazione delle linee di credito e la gestione della biglietteria.
Detto questo, la domanda alla quale da tempo cercavamo una risposta è la seguente: all’interno della tanto agognata Legge Bray esistono articoli o commi che vincolino l’utilizzo del denaro al rilancio artistico delle Fondazioni lirico sinfoniche e non ne permettano quindi un loro diverso impiego, ad esempio per coprire situazioni debitorie?
La domanda è stata rivolta pochi giorni fa, durante un convegno organizzato dal Movimento 5 stelle, ad una delle persone che riteniamo abbia le competenze per dirimere la questione. La senatrice Michela Montevecchi, membro della Commissione Cultura, e già intervenuta in altri convegni organizzati dai lavoratori, ha risposto laconicamente che no, non esiste alcun vincolo del genere.
Ne deduciamo quindi che, se effettivamente quei dieci milioni saranno erogati (ci risulta che ad oggi la procedura sia al vaglio della Corte dei Conti), non è affatto detto che arrivino nelle casse di Fondazione Arena e che possano essere impiegati per quel rilancio artistico che rappresenterebbe la vera salvezza per una realtà che negli ultimi anni, grazie soprattutto alla gestione Tosi-Girondini, ha visto decadere la qualità delle sue produzioni.
Difficilmente sarebbe possibile mettere in campo nuove produzioni, che necessitano di allestimenti, costumi, scenografie, cast e che hanno costi elevati. Lo stesso riammodernamento delle ormai vetuste scenografie sarebbe impresa difficile.
Forse qualcuno potrebbe pensare che le nostre sono semplicemente illazioni strumentali, e che anche se non vi sono vincoli specifici le banche, a partire da Unicredit dalla quale passeranno quei denari (per ora, lo ricordiamo, solo ipotetici), non si avvarrebbero della facoltà di trattenerli, integralmente o in parte, a titolo creditizio.
Ci auguriamo che succeda questo, ma i precedenti non ci tranquillizzano; in un articolo del 4 novembre 2016 pubblicato dal Corriere del Veneto, si può leggere ad esempio la seguente dichiarazione di Paolo Seghi, segretario provinciale per la Slc-Cgil: «Circa 2 milioni di euro che, tuttavia, a quel che ci risulta, sono stati trattenuti dalle banche per far fronte all’esposizione debitoria del teatro. Il che significa che la carenza di liquidità di Fondazione sembra destinata a permanere».
I due milioni di euro ai quali si riferisce il sindacalista, sono i soldi inviati dal Ministero per i Beni Culturali concernenti due rate del Fondo per lo Spettacolo, ossia stanziamenti governativi che vengono erogati annualmente anche alle Fondazioni lirico sinfoniche.
La situazione è quindi complessa e la nostra speranza è che vi saranno confronti tra i creditori ed i Ministeri interessati per far sì che i soldi della Legge Bray vengano effettivamente utilizzati per il rilancio artistico della Fondazione.
Per ora, come abbiamo sempre fatto, ci preme informare cittadini e lavoratori su quali possano essere i pericoli incombenti, ma, dopo le elezioni amministrative, ci riserviamo di chiedere chiarezza al nuovo Sindaco e Presidente di Fondazione Arena, e al Sovrintendente al fine di capire finalmente la destinazione reale dei fondi (eventuali) garantiti dalla Legge Bray.

Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena Bene Comune

Fondazione occupata (per un’ora) «No alla riforma punitiva della lirica». Bandiere sventolanti da Sala Fagiuoli. «Lavoratori ignorati»

17.6.17                                               Logo-Corriere-del-Veneto-

 

Leggi anche il comunicato stampa delle segreterie sindacali nazionale delle Fondazioni lirico sinfoniche

 

Rispetto all'”occupazione” della sovrintendenza di Fondazione Arena svoltasi ieri, logo LLLdurata, come sottolinea l’articolo, una sola ora, ci vediamo costretti a far presente che essa in realtà è stata concordata con la dirigenza di Fondazione Arena, e che i lavoratori non sono stati minimamente coinvolti nella sua attuazione. Infatti, a parte un’assemblea dei soli iscritti, e simpatizzanti della Cgil, tenutasi solo il 13 giugno, non vi è stata alcuna assemblea generale (metodo peraltro sempre meno utilizzato), nessun comunicato stampa o volantino delle sigle sindacali territoriali interne a Fondazione Arena, ma nemmeno nessun messaggio nelle chat o  biglietto affisso nelle bacheche sindacali. Ci chiediamo se tenere così basso il livello conflittuale possa davvero incidere sulla sacrosanta lotta per abrogare la legge 160 – Lavoratori e Lavoratrici in Lotta a Verona

VERONA – Ieri mattina, per circa un’ora, Fondazione Arena è tornata ad essere occupata dai lavoratori e le bandiere delle organizzazioni sindacali a sventolare dalle finestre di Sala Fagiuoli. Non un ritorno alle proteste di oltre un anno fa, ma un’occupazione simbolica che ha accomunato le sedi di tutte le 14 fondazioni lirico – sinfoniche d’Italia. Motivo della manifestazione, la volontà di opporsi a quella parte della legge di riforma degli spettacoli dal vivo, in discussione in Parlamento, che stabilisce la possibilità di declassare le Fondazioni a teatri di tradizione nel caso non presentino bilanci in pareggio. «Ancora una volta – hanno spiegato le organizzazioni sindacali – la politica si dimostra autoreferenziale e incapace di dialogare con chi nelle fondazioni liriche ogni giorno lavora e si impegna. La crisi dei teatri è nota, ma fino ad oggi si è pensato a risanare i conti agendo unicamente sul taglio del costo del lavoro, mettendo così a repentaglio la qualità degli spettacoli». Una preoccupazione che accomuna tutti i dipendenti delle fondazioni liriche le quali possono contare su orchestra e coro stabili, elementi ai quali dovrebbero rinunciare nel caso di declassamento a teatri di tradizione. Ma il tema, secondo quanto emerso dall’incontro tra rappresentanti sindacali e sovrintendente di Fondazione Arena Giuliano Polo, sta a cuore anche all’Associazione nazionale fondazioni lirico sinfonico, cioè a chi è chiamato a dirigere i più importanti teatri di musica italiani. Una preoccupazione che si aggiunge a quelle più strettamente veronesi: «Sul fronte Bray – hanno sottolineato i sindacati – continua ad esserci il più assoluto silenzio». (Samuele Nottegar)

 

Link alla fonte originale
CORRIERE DEL VENETO

 

Fondazioni lirico sinfoniche COMUNICATO STAMPA delle segreterie sindacali nazionali – OCCUPAZIONE SIMBOLICA DI TUTTE LE SOVRINTENDENZE

17.6.16                            COMUNICATO STAMPA

 

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa delle segreterie sindacali nazionali che dà notizia dell’occupazione simbolica delle sovrintendenze delle 14 fondazioni lirico sinfoniche, in segno di protesta contro la legge 160, che vincola l’erogazione dei fondi statali al pareggio di bilancio, pena la declassazione del teatro inadempiente da Fondazione lirico sinfonica a semplice Teatro di tradizione. Questa eventualità porrebbe le basi per la successiva privatizzazione o la chiusura stessa del Teatro.

 

COMUNICATO STAMPA

Oggi,  venerdì 16 giugno i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche occuperanno simbolicamente i locali e consegneranno ai loro Sovrintendenti un documento che esprime grande preoccupazione dei dipendenti rispetto al possibile mantenimento, all’interno della nuova legge per lo spettacolo dal vivo dei disposti dell’art. 24 della Legge 160/2016.

In sostanza pare che il legislatore voglia mantenere la possibilità che le Fondazioni Liriche possano essere declassate a teatri di tradizione. Questi ultimi hanno il compito di “promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali, in particolare liriche, nel territorio delle rispettive provincie.

Un ruolo, sicuramente importante per la diffusione della cultura musicale, ma non comparabile con la produzione di spettacoli lirici, di rilevante entità, propria delle Fondazioni Liriche, che basano la propria offerta di qualità sul fatto che i lavoratori sono stabili. Sia gli artisti del coro e dell’orchestra che quelli che preparano gli spettacoli. Questi ultimi esprimono un artigianato di altissimo livello, espressione di un sapere radicato e tipico del nostro Paese. La stabilità dell’orchestra e del coro rendono unico uno spettacolo, proprio per la qualità che possono esprimere artisti abituati a lavorare fianco a fianco.

C’è da sottolineare che le Fondazioni Liriche sono 14 e quindi non coprono l’intero territorio. Basti ricordare che in una regione grande come in Calabria non c’è una Fondazione Lirica, cosi come non ci sono in regioni come l’Abruzzo e la Basilicata.

La crisi di questi teatri è nota, ma fino ad oggi, si è pensato di risanare i bilanci agendo unicamente sul taglio del costo del lavoro. Mettendo a repentaglio anche la qualità degli spettacoli.

Dalla stampa abbiamo appreso della volontà di azzerare il debito delle Fondazioni Liriche, se questo avverrà sarà un primo passo importante. Ma se non si decide di aumentare le risorse pubbliche, coordinare meglio gli stanziamenti nazionali con quelli locali e contemporaneamente non si attiva una forte ed efficace controllo del Ministero sulle gestione, anche questa è un’operazione inutile.

Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL  FISTeL-CISL  UILCOM-UIL FIALS-CISAL
E.Bizi        L.Pezzini       F.Benigni     E. Sciarra

 

La Fondazione. Arena, un anno dopo il piano c’è ancora l’ansia dei fondi statali. I soldi della Bray non si vedono. Polo rassicura: «Conti sempre m…

15.6.17                                                Logo-Corriere-del-Veneto-

RASSEGNE STAMPA, DOCUMENTI E MATERIALI SULLA FONDAZIONE ARENA

 

 

VERONA – Licenziato il corpo di ballo, ancora in attesa del via libera alla legge Bray, ma anche una nuova produzione pronta ad andare in scena e i conti più stabili. E poi la successione di un commissario e di un nuovo sovrintendente, la chiusura totale per due mesi e le speranze di rilancio. Un anno dopo la firma dell’accordo sul Piano di risanamento, tra Fondazione Arena e sindacati (era il 15 giugno dell’anno scorso), il teatro si prepara alla prima del Festival lirico. L’esordio del nuovo Nabucco, venerdì prossimo 23 giugno, chiuderà un anno complicato per la Fondazione. «Un anno vissuto pericolosamente – conferma Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil – in cui i lavoratori hanno fatto molti sacrifici. Per certi aspetti è scandaloso che ancora non si abbiano notizie certe sull’adesione alla Bray. C’erano accordi, anche con esponenti del governo, ben diversi: l’intero iter si doveva concludere entro settembre dell’anno scorso». L’accesso alla Bray vale per l’Arena 10 milioni di euro che fino ad oggi sono stati promessi, stanziati ma mai davvero resi disponibili. Senza il via libera da parte del ministero della Cultura quei soldi rimangono un miraggio. Ma sono fondamentali. «Siamo di fronte ad una migliore gestione dei conti – analizza Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – e si sta facendo il massimo, ma continuiamo a fare le nozze con i fichi secchi. Sulla vicenda Bray c’è un silenzio inquietante e se da Roma non c’è un’accelerazione, qualunque proposta di rilancio rischia di venire mortificata».
In realtà qualche novità sul tema sembra esserci: l’ultima versione del piano è stata inviata dai tecnici della Fondazione solo pochi giorni fa, il 12 giugno. «Abbiamo integrato il documento – chiarisce il sovrintendente Giuliano Polo – con gli elementi positivi che stanno emergendo in fase di predisposizione del bilancio 2016. Siamo in contatto con gli organi preposti all’approvazione e attendiamo ad horas un parere favorevole del commissario straordinario per le fondazioni liriche che sbloccherà la fase successiva di approvazione per decreto e erogazione dei fondi». Il bilancio 2016, conferma Polo, poggerà su un utile di esercizio (quindi, siamo anche un po’ oltre l’obbligo del pareggio imposto dalle nuove leggi) intorno ai 350 mila euro. «E l’esposizione debitoria – precisa il sovrintendente – al 31 dicembre 2016 era di circa 26,5 milioni di euro, inferiore di 2 milioni di euro rispetto a quella dell’anno precedente». Che la gestione del teatro sia più positiva rispetto al passato, lo riconoscono anche i sindacati, i quali però chiedono anche il rilancio artistico dell’Arena. Con Dario Carbone, segretario Fials che osserva: «Il teatro si è salvato grazie ai dipendenti che mettono 4 milioni all’anno, secondo quanto previsto dal piano. In quanto secondo contributore, dopo lo Stato, credo ci spetti un posto nel prossimo Consiglio di Indirizzo. Non si tratta di una provocazione, ma di un’istanza reale per il prossimo sindaco». (Samuele Nottegar)

 

Link all’articolo originale
ORRIERE DEL VENETO

Vertenze. Berner apre ai sindacati e tratterà sui 40 esuberi

9.6.17                                         Logo-Corriere-del-Veneto-

 

RASSEGNA STAMPA SULLA VERTENZA BERNER

 

Incontro in prefettura tra l’ad Steffen Zuegel e i rappresentanti dei lavoratori. L’azienda: «Valutiamo le opzioni per ridurre l’impatto sociale». Attesa una verifica con l’Inps per verificare i possibili strumenti

9.6.17

VERONA – Gli esuberi alla Berner non saranno decisi in modo unilaterale, ma passeranno attraverso una trattativa tra azienda e rappresentanti sindacali. È un’apertura importante quella fatta ieri da Steffen Zuegel, amministratore delegato della filiale italiana della multinazionale tedesca, che dal 1974 ha sede in via dell’Elettronica ed è STOP AI LICENZIAMENTIspecializzata in attrezzature e servizi per i settori dell’artigianato, dell’autotrazione e dell’industria. LA VICENDA. Il mese scorso la Berner, dopo tre anni di contratti di solidarietà, aveva aperto la procedura di mobilità per 40 lavoratori: «Licenziamenti», aveva spiegato la direzione aziendale, «che si sono rivelati necessari nonostante siano state avviate progettualità specifiche finalizzate a ridurre i costi». I rappresentanti sindacali con le Rsu hanno subito cercato soluzioni per ridurre il numero degli esuberi attraverso l’impiego di una serie di strumenti, tentando di aprire un dialogo con l’azienda e riuscendoci ieri mattina, durante un incontro con alcuni dirigenti della Prefettura e l’ad Zuegel, accompagnato da alcuni suoi consulenti. Nel frattempo, in via dell’Elettronica, una ventina di lavoratori stavano scioperando e un altro gruppo era impegnato in una manifestazione in piazza Dante. L’AZIENDA. «Durante il confronto», spiega la direzione aziendale, «Berner ha confermato la piena disponibilità a proseguire e valutare le varie opzioni per contenere l’impatto sociale, in un rapporto costruttivo e di dialogo con le organizzazioni sindacali». Un passo avanti, fermo restando che la priorità della società resta quella di «costruire un futuro solido per l’azienda nel territorio veronese», trovando «le condizioni possibili, con professionalità e nel rispetto delle leggi, per far fronte alle necessità che vengono poste dai cambiamenti del mercato, dalla modernità e da imperativi economici del fare impresa». I tagli saranno inevitabili, ma si cercherà di ridurne il più possibile l’impatto sociale. I SINDACATI. La prossima settimana inizieranno gli incontri, già fissati, durante i quali azienda e sindacati cercheranno di trovare un accordo. «L’amministratore delegato si è mostrato disponibile nell’avviare una procedura di mobilità su base volontaria», spiega Giosuè Rossi della Fisascat Cisl, «chiederemo inoltre la possibilità di siglare alcuni part time e di adottare degli ammortizzatori sociali». Difficilmente potrà essere riattivato il contratto di solidarietà che, negli ultimi tre anni, aveva permesso una riduzione dei costi. Il Jobs Act impedisce, infatti, una ulteriore proroga di questo ammortizzatore che, con percentuali diverse, ha riguardato tutti i lavoratori della Berner che oggi sono 220. Per cui saranno altre le proposte che faranno i sindacati al tavolo con l’azienda. «Abbiamo chiesto all’azienda di verificare con l’Inps quali alternative ci sono», aggiunge Graziella Belligoli della Filcams Cgil, «considerando che non abbiamo molto tempo a disposizione». A fine mese scadrà il contratto di solidarietà di tutti i lavoratori mentre per la procedura di mobilità, che dura 75 giorni, terminerà a inizio luglio. (Francesca Lorandi)

 

Link all’articolo originale
L’ARENA DI VERONA

 

La punta dell’iceberg. Alcune riflessioni ed una proposta a partire dagli arresti avvenuti nei magazzini della Gottardo spa

 

2.6.17                                                          Risultati immagini per ADL COBAS

 

SULLO STESSO TEMA LEGGI ANCHE:
La cricca della logistica. La battaglia per i diritti. Coop, recuperati 3 milioni di evasione
16 Giugno : Sciopero nazionale di tutto il settore della logistica e del Trasporto pubblico e privato

 

Dopo il clamoroso arresto di tre noti responsabili della gestione della forza lavoro all’interno del magazzino Acqua & Sapone di Padova, come Adl Cobas sentiamo l’esigenza di proporre a tutti coloro che giustamente si sono indignati una riflessione che vada un po’ oltre alle responsabilità dei soggetti coinvolti e alla fattispecie caporalato per come è definita dal codice penale.
Noi di ADL COBAS il caporalato lo incontriamo, lo denunciamo e lo combattiamo da sempre. Tuttavia, è una cosa ben risaputa che nel segmento della movimentazione della merce, come in agricoltura e in altri settori a basso valore aggiunto, la richiesta di lavori sporchi, pesanti e pericolosi generi le premesse perchè si diano forme di intermediazione illecita della forza lavoro, di grave sfruttamento e violenza. Da questo punto di vista una legge contro il caporalato è stata anche introdotta ed è pure piuttosto dura negli aspetti repressivi. Ciononostante, ed è qui il primo spunto di riflessione che vogliamo evidenziare, il fenomeno persiste, anche con manifestazioni sfacciatamente palesi, quasi che le sanzioni non facessero paura. E non ci riferiamo solo alle tante Rosarno che costituiscono la “fabbrica verde diffusa” del meridione, ma anche alle tante realtà che anche a nord-est continuano tranquillamente a sfruttare i lavoratori per rifornire le catene della GDO. Pensiamo solo all’azienda agricola Tresoldi di Albignasego – fornitrice di ALI, ASPIAG-DESPAR, FAMILA, PRIX, IPERLANDO solo per fare alcuni nomi – che nonostante abbia subito a gennaio un maxi blitz di tutti gli organi ispettivi e delle forze dell’ordine che hanno riscontrato il gravissimo sfruttamento denunciato dai lavoratori per lo più in nero, ci risulta continui a produrre alle stesse condizioni. Probabilmente, con i tempi dell’ispettorato del lavoro e della giustizia, ai titolari dell’azienda arriveranno delle multe e delle diffide accertative con grosse differenze retributive da pagare: per ora, sembrerebbe che a perderci siano stati solo quei lavoratori – legati ad ADL COBAS – che avevano osato pretendere i propri diritti e per questo estromessi in modo molto sbrigativo dal posto di lavoro.
Per affrontare il caporalato è fondamentale un sistema di controlli capillare ed efficiente. Peccato che ciò non si dia: e non solo perché gli organi ispettivi sono drammaticamente sottodimensionati rispetto al numero di aziende e delle stime del fenomeno, ma secondo noi anche perchè non sembra esserci la volontà reale di affrontare gli elementi strutturali e gli interessi economici che creano le premesse, se non la legittimazione, dell’intermediazione illecita. Pensiamo solo al ruolo della grande distribuzione e dell’industria agroalimentare nell’imposizione dei prezzi sul campo o alle lunghe catene di appalti e subappalti nei magazzini della logistica, come nel comparto del tessile-abbigliamento, che con le loro strategie aziendali rendono praticamente impossibile il riconoscimento dei diritti e delle retribuzioni previste dal contratto. Uno stato di cose oramai ben noto a tutti, ma sul quale si continua a sorvolare concentrandosi unicamente sugli ultimi nodi della catena dello sfruttamento. Che vanno colpiti, su questo vogliamo essere chiari, ma non si può più far finta che sia solo la questione di alcune mele marce. Il punto è che a livello politico generale non si vuole mettere in discussione la struttura di alcune catene del valore o l’inclusione subalterna di alcuni lavoratori, ci riferiamo principalmente ai migranti, per i quali si possono tollerare condizioni di impiego substandard. La competizione globale passa anche attraverso questo assetto produttivo e sociale, è chiaro.
La vicenda dell’arresto dei tre responsabili della fornitura e gestione della forza lavoro all’interno del magazzino Acqua & Sapone di Padova ci obbliga però a porre sotto i riflettori un ulteriore fenomeno, questa volta legale e ben più esteso del caporalato di cui è però talvolta la cornice e parte integrante del repertorio di strategie di competizione basate sulla riduzione del costo del lavoro. In riferimento a questo caso specifico ciò che emerge dalle prime indiscrezione che sono uscite dai giornali è che all’interno di Gottardo Spa si sperimentava un complesso sistema di organizzazione del lavoro e di sfruttamento che vedeva un intreccio indissolubile tra il reperimento di forza lavoro straniera tramite il caporalato, una capacità di sfruttare tecnicamente tutte le possibilità lecite e illecite di riduzione del costo del lavoro, ed una fondamentale accondiscendenza del sindacato. Incredibile in questo senso il contenuto delle intercettazioni telefoniche, da cui emerge il tentativo concorde del caporale e dell’azienda di utilizzare la CGIL per arginare la crescita di ADL. Deve essere chiaro, all’interno di Acqua & Sapone questo fenomeno si era di molto ridimensionato con la crescita della presenza di Adl Cobas che ha portato le aziende appaltatrici a sottoscrivere accordi che si muovono nella direzione di rimuovere ogni aspetto di illegalità all’interno del magazzino. E’ importante ribadire questo concetto, in quanto se non si stabilizzano i processi di autorganizzazione, le inchieste della magistratura o le ispezioni degli organi di controllo, superata la fase delle sanzioni passano e rimane sempre il rischio di un ripristino della situazione di illegalità.
Parlando più in generale, crediamo che debbano essere puntati i riflettori sul sistema delle esternalizzazioni – di reparti, di fasi della produzione o della circolazione delle merci – a società per lo più cooperative. Una sorta di caporalato legalizzato che attraverso lo schermo dell’appalto e, nel caso, del fine mutualistico dell’impresa appaltatrice, permette alle imprese committenti di scaricare costi e responsabilità imprenditoriali su gruppi importanti di lavoratori. Questi lavoratori hanno legalmente condizioni di impiego inferiori rispetto ai lavoratori direttamente assunti dal committente, se soci di cooperativa possono essere rimossi anche senza rispettare le procedure per il licenziamento e comunque sono sempre in balia del cambio d’appalto che arriva ciclicamente quando le rivendicazioni di salario e diritti, e quindi il costo del lavoro, superano quanto preventivato dal committente. E’ la regola aurea del cambio d’appalto che regola e scandisce la vita di questi lavoratori e che facilita il sottoinquadramento, la disapplicazione dei contratti collettivi e la diffusione delle buste paga “creative”.
I committenti, bisogna dirlo chiaramente, non si possono nascondere dietro ad accordi commerciali o giocare allo scarica barile quando vengono pizzicati dei caporali o quando le condizioni d’impiego negli appalti sono substandard. Il sistema lo hanno voluto loro sapendo cosa produce e lo possono controllare, se vogliono. Anche nei cambi d’appalto. Per esempio potrebbero cominciare a sottoscrivere clausole sociali o di salvaguardia, che tutelino i lavoratori garantendo la continuità lavorativa e i diritti acquisiti anche in presenza di un nuovo appaltatore. Ad oggi questo “privilegio” ce l’hanno solo i lavoratori a cui si applica il CCNL Multiservizi e grazie alle lotte dei facchini organizzati con ADL COBAS e SI COBAS anche gli operai nei magazzini dei principali operatori logistici.
Negli ultimi mesi come ADL COBAS abbiamo chiesto ad alcuni grandi attori della grande distribuzione – tra cui ALI’ e GOTTARDO SPA – di sottoscrivere questa clausola di civiltà, ma la risposta è stata negativa. Vuoi perché non ne vogliono assolutamente sapere di mettere in discussione un sistema che gli garantisce lauti profitti. O perché, come nel caso del gruppo ALI’, con la complicità di CGIL CISl e UIL, la si vuole depotenziare vincolandola ad aumenti della produttività, alla percentuale di assenze per malattia, alle sanzioni disciplinari ricevute e ad una restrizione del diritto di sciopero che sostanzialmente dovrebbe ricalcare la legge sui servizi pubblici essenziali. Uno scambio per noi inaccettabile…per altre sigle sindacali sembrerebbe di no.
Infine, sentiamo la necessità di condividere un’ulteriore considerazione. Le inchieste sul caporalato, su episodi di grave sfruttamento o sulle varie “cricche della logistica”, quando partono, non nascono nel chiuso di qualche ufficio del tribunale o della questura, hanno sempre alle spalle percorsi di lotta che fanno emergere il marcio e portano i lavoratori ad avere il coraggio di denunciare perché hanno capito che se alzi la testa da solo perdi, ma se lo fai in tanti hai la possibilità di vincere. Appelli e denunce, per lo più rimangono inascoltati, ma possono diventare un elemento dirompente quando sono accompagnati da scioperi e lotte, anche durissime, che i lavoratori stessi pagano in termini di mancato salario, e nel caso dei lavoratori di ADL COBAS anche con aspetti repressivi e criminalizzanti. Le nostre battaglie per il riconoscimento dei minimi diritti contrattuali, un corretto salario, la continuità lavorativa e la dignità non sono mai facili. Nessuno ci regala nulla, anzi, troppo spesso ci dobbiamo confrontare con una “santa alleanza” che qui in Veneto mette d’accordo Regione, aziende committenti, cooperative, sindacati confederali per bloccare chi? Il sistema che oggi è sotto accusa? No, si vogliono colpire quelle forme di autorganizzazione dei lavoratori che cercano di far valere diritti e alzare l’asticella della giustizia sociale e per questo continuano a trovare sempre maggiore seguito nel sistema delle esternalizzazioni e degli appalti. Non si tratta qui solo dei vari tentativi di escludere ADL COBAS da tutti i tavoli sindacali, parliamo anche di dichiarazioni congiunte in cui, come un anno fa in sede regionale, si chiedeva “l’intervento tempestivo delle Prefetture per ripristinare la legalità e l’agibilità dei cantieri di fronte ad agitazioni e scioperi non regolari avvenuti nelle più importanti piattaforme di logistica. Certo, per noi gli scioperi e le varie iniziative sindacali che con creatività di volta in volta costruiamo non sono un gioco o una semplice routine: o sono efficaci o non valgono la pena. Sono i rapporti di forza che contano, anche quando si tratta della semplice applicazione di norme. Certo, talvolta le nostre pratiche possono infrangere qualche norma. Ne siamo consapevoli, ci mettiamo la faccia e collettivamente ci facciamo carico delle conseguenze, non lasciando nessuno solo ad affrontarle. Così come quando dobbiamo affrontare dei processi (per lo più sempre vinti), così come quando, gli stessi sfruttatori del sistema degli appalti e del caporalato ci chiedono centinaia di migliaia di euro di risarcimenti per i mancati profitti che sarebbero derivati dei nostri scioperi. Ma ci domandiamo: non è la funzione del sindacato quella di far pesare il ruolo del lavoro nella produzione della ricchezza? E poi avevano torto o ragione i tanti lavoratori che hanno infranto norme e divieti per guadagnare l’attuale livello di civiltà giuridica? Avevano torto o ragione gli afroamericani, che come i nostri immigrati, hanno lottato duramente contro la segregazione?
Oggi le nostre pratiche tanto biasimate e represse probabilmente porteranno ad un livello di legalità e giustizia superiore nei magazzini di Padova. Speriamo che qualcuno faccia mea culpa e se lo ricordi quando torneremo davanti a dei cancelli.
La vicenda degli arresti per noi è quindi solo la punta di un iceberg che va visto in profondità. Esistono delle catene del valore in cui il contenimento del costo del lavoro e l’interposizione di manodopera sono strutturali e praticati con mezzi illegali e legali. In assenza quindi di una normativa più stringente sulle cooperative e dell’introduzione di tutele di continuità lavorativa realmente esigibili nei cambi d’appalto anche una battaglia serrata contro il caporalato rischia di essere monca. Spetta a noi, lavoratori e consumatori, imporre alle aziende e alla politica queste trasformazioni. Come ADL COBAS quindi invitiamo tutti ad unirsi a questa battaglia contro lo sfruttamento e per la dignità che il 16 giugno vivrà un passaggio cruciale. In quella data infatti ai facchini della logistica di ADL e SI COBAS che incroceranno le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, ai lavoratori di Alitalia in lotta contro spettro di una ristrutturazione fatta a loro spese, e ai dipendenti del trasporto pubblico che si batto contro i processi di privatizzazione, si uniranno anche i lavoratori dei magazzini iscritti ad ADL i quali chiederanno con forza alle aziende committenti di prendersi tutta la loro responsabilità imprenditoriale.
Link alla fonte

 

La cricca della logistica. La battaglia per i diritti. Coop, recuperati 3 milioni di evasione

STOP ALLE FALSE COOPERATIVE

4.6.17                                                  IL MATTINO DI PADOVA

 

  Tra gli illeciti rilevati dall’Ispettorato del lavoro ci sono caporalato, truffe sull’esonero contributivo e sottoinquadramenti

 

PADOVA – Illecita somministrazione di lavoro, sottoinquadramenti, lavoro nero, caporalato, evasioni contributive e truffe sull’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato già contestate per 3 milioni di euro solo nel 2016. Sono queste le principali voci di illecito riscontrate dall’Ispettorato territoriale del Lavoro nell’ambito degli appalti della logistica, in agricoltura e nel settore delle badanti e dell’accoglienza agli immigrati raccolti dall’Osservatorio della Cooperazione che vede tra i componenti i principali sindacati, Legacoop, Confcooperative, Agci ma anche il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Inps, l’Inail e, appunto, l’Itl. Sono numeri che scoperchiano quello che sembra più un “sistema” che un caso. E di cui i tre arresti dei giorni scorsi a carico di Floriano Pomaro, Riccardo Bellotto e Mario Zecchinato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro rischia di essere solo la punta dell’iceberg. Una vera e propria giungla di irregolarità, illeciti amministrativi e penali quelli che la struttura deve affrontare ogni anno in settori particolarmente a rischio. Ed è proprio in quest’ultimo ambito quello delle coop della logistica, che, oltre al caporalato, alle evasioni contributive e retributive, si verificherà nei prossimi mesi un vero e proprio boom di denunce, la maggior parte delle quali legate alle illecite richieste di decontribuzioni a seguito di assunzioni a tempo indeterminato con il Jobs Act. Quella legge 190 del 2014 che garantiva decontribuzioni per tre anni per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato che non avesse avuto un altro contratto uguale nei 6 mesi precedenti all’assunzione. Uno strumento a maglie larghe che molte cooperative avevano scelto di aggirare. Il meccanismo classico della truffa vedeva il datore di lavoro indurre alle dimissioni il dipendente, previi incentivi ben inferiori ai vantaggi previsti dalla defiscalizzazione (che per il datore di lavoro ammontavano a un totale, in tre anni, di oltre 24 mila euro). Al lavoratore veniva comunque garantita la continuità tramite assunzione a tempo determinato in un altra cooperativa compiacente o in una agenzia di somministrazione disponibile alla truffa. Dopo i sei mesi obbligatori il dipendente veniva riassunto nella cooperativa ma spesso senza l’anzianità, gli scatti salariali e le tutele dei vecchi contratti pre-Jobs Act. Un sistema che ha visto i lavoratori, sopratutto quelli meno informati e spesso migranti, accettare di buon grado le briciole di un incentivo da poche centinaia di euro a fronte della perdita di diritti acquisiti e scatti di carriera. Una truffa che è di fatto tra le priorità d’indagine dell’Ispettorato territoriale del Lavoro già da due anni e che, dopo avere portato alle casse dell’Inps oltre 3 milioni di euro l’anno scorso, pare debba ancora vedere conclusa l’iter che porterà a un nuovo record di entrate da attività ispettiva nei prossimi mesi. (Riccardo Sandre)

 

Link all’articolo originale

IL MATTINO DI PADOVA

 

 

Ancora sulla discussione Gasdia-Tosi inerente le ipotesi di inciucio politico nella decisione di licenziare il corpo di ballo di Fondazione Arena. LA PAROLA A MARCO FAGIOLI, BALLERINO LICENZIATO E ATTIVISTA DEL COMITATO OPERA NOSTRA

17.6.1 PNG117.6.1 PNG2PDF

SULLO STESSO ARGOMENTO LEGGI ANCHE:

1.6.17 COMUNICATO STAMPA FIALS sulla querelle Gasdia-Tosi inerente le responsabilità politiche nel licenziamento del corpo di ballo

«Arena, il corpo di ballo licenziato? Favore a Tosi per il sì al referendum» Cecilia Gasdia, candidata di FdI, attacca. La replica del sindaco: «Parla come la Cgil»

“La cultura fà paura” – COMUNICATO STAMPA del Comitato Opera Nostra 16.8.16