VERTENZA MELAGATTI – Riprende la produzione – RASSEGNA STAMPA 15.11.17

RASSEGNA STAMPA

RASSEGNE STAMPA, DOCUMENTI & MATERIALI SULLA LOTTA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI ALLA MELEGATTI

 

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Via libera del tribunale, Melegatti riparte

 

Sì al piano d’urgenza dei commissari: a Natale i pandori ci saranno, anche se con una produzione limitata
Articolo di Samuele Nottegar
VERONA A Natale il pandoro Melegatti sarà sugli scaffali dei supermercati e nelle case degli italiani. Ieri il tribunale di Verona ha dato il via libera al mini piano che prevede la ripartenza della produzione e degli impianti dai quali usciranno 1 milione e 750mila tra pandori e panettoni. Una notizia lungamente attesa dai dipendenti e che ha addirittura anticipato le aspettative: ieri scadeva la data di consegna della relazione da parte dei commissari, l’avvocato Bruno Piazzola e il commercialista Lorenzo Miollo, e una risposta dal tribunale si attendeva entro venerdì. I giudici, invece, hanno deciso di anticipare i tempi, evidentemente vista la relazione positiva dei commissari, autorizzando la ripartenza dello storico marchio dolciario veronese. Al contempo è stato dato il via libera all’investimento da 6 milioni di euro del fondo maltese che ha assicurato la liquidità necessaria. Ora, l’obiettivo è quello di riavviare la produzione entro l’inizio della settimana prossima, si prova entro lunedì 20. Alcune squadre di dipendenti, infatti, sono già entrate nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto, gli impianti di San Martino Buon Albergo per adesso non saranno utilizzati, per le manutenzioni e per le pulizie di fondo, necessarie visto che i macchinari sono fermi da quasi due mesi. «La fase preparatoria degli impianti – sottolinea Paola Salvi di Flai Cgil – è importante in questa fase, ma la notizia arrivata è importantissima. Non produrremo 22 milioni di pezzi come nelle passate campagne, ma questi pandori valgono altrettanto, almeno dal punto di vista simbolico». Questi giorni, quindi, serviranno per mettere in moto una macchina piuttosto complessa: i fornitori, già contattati, dovranno portare le materie prime nei magazzini, poi partirà la produzione cui seguirà il confezionamento dei pandori e infine la distribuzione. Un processo molto articolato che dovrà tornare in attività nel giro di pochi giorni. «È da tanto tempo che aspettavamo questa notizia – dice Daniele Mirandola di Uil Verona – e la accogliamo molto positivamente. I lavoratori non vedevano l’ora di tornare in azienda e il loro desiderio è stato finalmente esaudito. Speriamo che rappresenti la vera ripartenza della Melegatti». Rimane il nodo degli stipendi da pagare: l’accordo prevede che le mensilità vengano saldate al momento del riavvio della produzione e, poi, a inizio dicembre. «Mi aspetto – conferma Maurizio Tolotto di Fai Cisl Verona – che si dia seguito a quanto concordato, ma tutti i segnali positivi ci sono, visto anche l’impegno che è giunto da tutte le istituzioni per risolvere nel più breve tempo possibile questa difficile situazione». Nei prossimi giorni, le organizzazioni sindacali incontreranno il nuovo direttore generale di Melegatti, Luca Quagini, per definire al meglio le tempistiche della ripartenza.
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arena

 

DOLCIARIO. Natale salvo con il fondo maltese. Pandori, Melegatti ha l’ok del tribunale. Parte la produzione

 

Solo 1 milione e 750mila pezzi Ai lavoratori in arrivo gli stipendi
Articolo di Valeria Zanetti
VERONA – Il Tribunale di Verona ieri ha dato il via libera. In Melegatti potrà partire la minicampagna natalizia per sfornare un milione e 750mila pezzi tra panettoni e pandori da mettere in vendita per le prossime festività. La decisione sblocca l’utilizzo dei primi sei milioni di euro messi sul piatto da un fondo maltese per non comprimere il valore di mercato del marchio storico nel segmento dolci da ricorrenza, altri 10 milioni attendono di essere utilizzati per la campagna di Pasqua. Con questo passaggio, può trovare attuazione il primo step del piano di ristrutturazione del debito varato da Gianbruno Castelletti, consulente esterno nominato dal cda della Spa dolciaria e illustrato una settimana fa in Prefettura. Poche ore più tardi il Tribunale aveva provveduto a nominare i propri consulenti: Bruno Piazzola, avvocato, e Lorenzo Miollo, commercialista, che vigileranno sull’attuazione del piano Castelletti. Mentre Luca Quagini è il manager veronese che dovrà dirigere l’operazione di salvataggio di Melegatti e che è al lavoro a San Giovanni Lupatoto. Proprio ieri sera alla notizia del via libera dal Palazzo di giustizia, ha brindato con i pochi addetti già tornati ai loro posti per preparare la ripartenza degli impianti, riprendere contatti con fornitori e distributori, pulire lo stabilimento. «Gli ho parlato poco fa e c’è soddisfazione per questo primo tassello che è andato al posto giusto», assicura Paola Salvi, sindacalista di Flai Cgil.
GLI STIPENDI. Nei prossimi giorni i rappresentanti dei lavoratori attendono certezze sui pagamenti anticipati degli stipendi di novembre e dicembre, richiesti a margine dell’assemblea dei dipendenti che aveva votato per tornare alle linee produttive, pur con un arretrato di tre mensilità congelate. «C’è chi fatica a fare il pieno di benzina per tornare al lavoro», evidenzia Maurizio Tolotto (Fai Cisl). Si attendono anche notizie più precise sulla natura del fondo. L’appuntamento ora è per lunedì, data fissata per la riapertura dei cancelli dello stabilimento principale di San Giovanni. «In queste ore sono stati contattati anche diversi stagionali per riprendere il lavoro», aggiunge Daniele Mirandola (Uila-Uil).
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VERONASERA

Melegatti, Natale è salvo. Lo stabilimento di San Giovanni Lupatoto riparte

 

Durante l’ultimo incontro in Prefettura a Verona era stato presentato il piano di salvataggio della Melegatti, storica azienda dolciaria veronese in crisi di liquidità. Un piano che aveva bisogno di due via libera: quello dei lavoratori e quello del tribunale di Verona.
I lavoratori erano disponibili a tornare a lavorare, pur chiedendo forti garanzie sul pagamento degli stipendi e il recupero di quelli arretrati. E a quanto riportato da Ansa, ieri 14 novembre anche il tribunale di Verona ha dato il suo assenso per la ripartenza degli stabilimenti in vista della campagna natalizia.
La produzione dei dolci per le prossime festività dovrà essere necessariamente ridotta, si parla di un milione e 750mila pezzi tra pandori e panettoni. La ripartenza potrebbe avvenire già da questa settimana a San Giovanni Lupatoto, dove lavorano oltre 300 dipendenti tra stabili e stagionali.
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Ferroli, l’azienda non cede sugli esuberi e lo sciopero ad oltranza va avant

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31.10.17 RASSEGNA STAMPA VERTENZA MELEGATTI

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Vertenze. Ferroli, licenziati in 45 e 160 uscite volontarie. Polemica tra Cisl e Cgil, che non ha firmato l’accordo. Un anno fa gli esuberi erano…

8.11.17                          arena

 

 

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RASSEGNE STAMPA, DOCUMENTI E MATERIALI SULLA LOTTA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI ALLA FERROLI

 

SAN BONIFACIO – «Un anno fa gli esuberi dichiarati su San Bonifacio erano circa 400. Oggi sono stati dimezzati, sono 199, grazie agli accordi firmati dalla sola Fim Cisl e grazie anche alla creazione di una cooperativa di ex lavoratori Ferroli che ha rilevato la fonderia. Inoltre, circa 160 lavoratori sono usciti volontariamente con incentivo, salvando il posto di lavoro ad altri colleghi e colleghe. Quindi, i dipendenti che hanno ricevuto la lettera di licenziamento sono stati 45». In questi giorni si stanno chiudendo gli ultimi licenziamenti della vertenza Ferroli e, dopo quasi due anni di discussione, più di un mese di sciopero, incontri ad ogni livello istituzionale Luca Mori, segretario provinciale della Fim Cisl interviene per fare chiarezza. E puntualizza: «Siamo convinti di avere fatto quanto era possibile per cercare le migliori soluzioni a questa drammatica vertenza». La necessità di sottolineare la situazione, è nata dalle tensioni sorte tra il sindacato della Cisl e la Fiom Cgil che aveva rifiutato «di ratificare un accordo che prevede dei licenziamenti», come aveva affermato nell’occasione Emanuela Mascalzoni. L’accordo siglato a luglio, va ricordato, era stato approvato dall’89% dei lavoratori. «I licenziamenti sono sempre dolorosi», sottolinea Mori, «perciò, in questi giorni, abbiamo assistito molte persone che hanno perduto il posto di lavoro, sostenendoli anche legalmente e contribuendo, in taluni casi, a sanare situazioni difficili. Ora guardiamo avanti: l’azienda deve dimostrare di crederci, riattivare i percorsi congiunti di riqualificazione, di implementazione della nuova linea e di investimento sulle nuove tecnologie del caldo/freddo». Ci saranno poi percorsi di formazioni dedicati ai lavoratori, alcuni dei quali promossi dalla Regione Veneto e dall’Anpal, Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro. Se la Fim continua a dirsi convinta della bontà dell’accordo, la Fiom è di parere opposto. «La disponibilità di quasi 150 lavoratori a uscire in modo volontario e incentivato dallo stabilimento veronese», commenta Mascalzoni, «ha fatto emergere un quadro aziendale che, con un maggior senso di responsabilità della Ferroli e della stessa Fim, avrebbe potuto portare a una diversa gestione della crisi e a un accordo unitario e non traumatico fondato esclusivamente sull’uscita volontaria. Anche per questo riteniamo grave l’ulteriore licenziamento di oltre 40 lavoratori che in nessun modo avevano manifestato la volontà di recedere il rapporto di lavoro».
L’ARENA DI VERONA
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Melegatti a sorpresa decide di rinnovare il contratto ai lavoratori stagionali

3.11.17                                       Logo-Corriere-del-Veneto-

 

 

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RASSEGNA STAMPA, MATERIALI E DOCUMENTI INERENTI LA LOTTA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI ALLA MELEGATTI

 

VERONA (sam. nott. ) Ai lavoratori stagionali dello stabilimento Melegatti di San Martino Buon Albergo, l’azienda ha deciso di prolungare il contratto fino a fine anno. Dato che il loro contratto scadeva il 31 ottobre, la scelta ha sorpreso gli stessi lavoratori e le organizzazioni sindacali: la situazione di blocco della produzione e la cassa integrazione a zero ore per tutti i dipendenti, infatti, non sono cambiate. «Ufficialmente – spiega Paola Salvi di Flai Cgil – l’azienda non ci ha comunicato nulla, ma sappiamo che ai lavoratori del nuovo stabilimento si sta facendo sottoscrivere il prolungamento del contratto. I lavoratori non vedono l’ora di tornare nello stabilimento, ma onestamente non sappiamo se e quando ripartirà la produzione, stanti le attuali condizioni. Non siamo a conoscenza nemmeno delle ragioni che hanno portato a questa decisione, se siano o meno frutto dell’assemblea dei soci di lunedì scorso».
Per il ritorno al lavoro, tuttavia, rimane la precondizione sostenuta da tutte le sigle che vengano pagati prima gli stipendi arretrati. Il fatto che agli stagionali siano prolungati i contratti potrebbe, quindi, rappresentare un segnale positivo. «Se sei sicuro di produrre – riassume Daniele Mirandola di Uila Uil – allora sei sicuro di pagare gli stipendi e questa sicuramente è una buona cosa» Rimangono, tuttavia, particolari ancora oscuri. «L’azienda non ci ha detto nulla» chiarisce Mirandola per poi aggiungere: «Hanno deciso di prolungare il contratto agli stagionali di uno stabilimento che ha i macchinari bloccati dai sigilli dei creditori: è strano. Forse, per trasferirli a San Giovanni Lupatoto, ma con che mansioni?». Dubbi che forse saranno sciolti al termine dell’assemblea dei soci di lunedì prossimo.

Il caso. Vigili e sindaco convocati in Prefettura per venerdì

1.11.17                                       arena

 

 

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VILLAFRANCA – Prove di dialogo in corso. Si terrà venerdì, alle 9,30, l’incontro in Prefettura chiesto dalle sigle sindacali Cgil e Uil Funzione pubblica per la polizia municipale di Villafranca. Si chiede che il prefetto Salvatore Mulas faccia da mediatore in seguito ai dissidi sorti tra alcuni vigili urbani e il sindaco Mario Faccioli, durante l’assemblea generale del corpo municipale e in un incontro urgente, durante il quale si è discusso con toni accesi di questioni legate a vandalismi e a problemi viari in centro. I sindacati, la settimana scorsa, hanno scritto alla Prefettura e hanno chiesto un intervento di conciliazione perché si chiariscano i ruoli del sindaco, accusato dai vigili di aggressività e ingerenze nell’operato della municipale, e quelli degli agenti di polizia municipale. Per questa operazione è stato dichiarato, come atto dovuto, lo stato di agitazione. In riferimento a ciò la Prefettura ha convocato le organizzazioni sindacali e i rappresentanti del Comune di Villafranca per il tentativo di conciliazione. (M.V.A.)
L’ARENA DI VERONA
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SCIOPERO NEL SETTORE DELLA LOGISTICA (Cgil, Cisl, Uil) – Rassegan stampa 31.10.17

RASSEGNA STAMPA

 

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VERONASERA

 

Trasporti. Ripartita la protesta dei lavoratori nella zona del Quadrante Europa

 

Dopo la protesta scattata la scorsa settimana, e guidata da Adl Cobas, e i disagi al traffico verificatisi nella giornata di lunedì, è ripartito, come annunciato nei giorni scorsi, lo Sciopero Nazionale del settore trasporti, che ha interessato la zona del Quadrante Europa.
La manifestazione indetta da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, ha trovato grande adesione anche a Verona, con un centinaio di lavoratori che hanno dato vita alla distribuzione di volantini informativi per spiegare le proprie ragioni. Uno sciopero che nasce dallo strappo nelle trattative per il rinnovo del contratto del settore, che tocca circa 70mila lavoratori in Veneto, i quali chiedono migliori condizioni contrattuali.
Due i presidi presenti lunedì in via Sommacampagna, che involontariamente hanno provocato numerosi disagi alla viabilità nella giornata di lunedì. Martedì la protesta è ripresa ma, per il momento, i rallentamenti sono stati più contenuti.
veronasera.it
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Logistica in sciopero Quadrante Europa e tangenziale nel caos Oggi si replica. La protesta per il rinnovo del contratto

 

VERONA – Lunghe code con auto e camion a passo d’uomo, ieri sia mattina che pomeriggio, al Quadrante Europa e in tutte le arterie limitrofe, tangenziali comprese, per lo sciopero generale e la manifestazione dei lavoratori del settore logistica, trasporto merci e spedizioni. La stessa situazione si potrebbe ripetere oggi con i lavoratori del comparto che protestano per il mancato rinnovo del contratto e che, per questo, hanno organizzato un presidio proprio nella grande rotonda d’accesso al Quadrante Europa. «Continueremo con il volantinaggio – conferma Giordano Pasquale di Fit Cisl Verona – visto che le trattative per il contratto, che è scaduto da 22 mesi, finora non hanno dato l’esito sperato. Anzi da parte delle aziende c’è stata richiesta di ancora maggiore flessibilità, cosa che da parte di organizzazioni sindacali e lavoratori non è assolutamente in discussione». Gli spedizionieri, quindi, hanno deciso di incrociare le braccia in tutto il Paese, sia ieri che oggi. Essendo Verona, e il Quadrante Europa in particolare, un importante centro di movimentazione merci è possibile che i disagi per la manifestazione saranno importanti anche oggi. Filt Cgil calcola che la filiera degli spedizionieri coinvolga, in Veneto, oltre 70 mila lavoratori. Il presidio, con distribuzione di volantini, è previsto dalle 5 alle 10 di mattina e poi, di nuovo, dalle 16 alle 19. «Sono state interessate dallo sciopero – ha detto Pasquale – tutte le aziende del settore, sia per quanto riguarda la gestione dei magazzini che per la distribuzione delle merci». Nei volantini distribuiti, i lavoratori hanno ribadito la necessità di un Contratto nazionale di lavoro unico che preveda tutele, incremento della retribuzione e delle indennità. (Sam.Nott.)
CORRIERE DEL VENETO
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Quadrante Europa fermo ieri e oggi per il blocco dei trasporti e logistica. Alta adesione all’Interporto scaligero

 

VERONA – Due presidi, uno dalle 5 alle 10 del mattino, l’altro dalle 16.30 alle 19 di pomeriggio alla rotonda d’accesso al Quadrante Europa di via Sommacampagna. Un centinaio i lavoratori coinvolti nella distribuzione di volantini informativi per spiegare le ragioni dello sciopero. Il traffico in affanno in diversi momenti. Questi gli effetti della prima giornata di protesta indetta dalle segreterie nazionali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che ieri ha registrato un’elevata adesione anche a Verona. Oggi si replica. Pure la consegna delle merci subirà ritardi: ultimato il tragitto via ferro, i carichi in arrivo all’interporto non potranno essere spostati nei tempi previsti sui camion, poiché molti autisti stanno incrociando le braccia. Ma come si è arrivati a questa situazione? «Lo sciopero è conseguenza della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto che interessa trasporti, logistica – dal facchinaggio alla movimentazione – e cooperative», spiega Mario Lumastro di Filt Cgil. L’agitazione riguarda circa 70mila lavoratori in Veneto, dove sono concentrate il 10% delle imprese nazionali del settore. Le associazioni datoriali hanno chiesto di sottoscrivere tre contratti separati (logistica, trasporti e cooperative), ulteriore flessibilità, riduzione dei salari e dei diritti. «Nella logistica i continui cambi di appalto, puntano ad abbassare gli stipendi: già ora un lavoratore full time percepisce meno di mille euro al mese», riassume Lumastro. «Nell’autotrasporto, la flessibilità richiesta agli autisti ha raggiunto livelli insopportabili: si lavora 60 ore a settimana, tra le 13 e le 15 al giorno per 1.700- 1.900 euro al mese comprensivi delle spese (pasti e pernotto). Oramai nessuno più vuole fare questo lavoro», aggiunge. «Data la situazione, si è deciso di organizzare presidi in porti ed interporti italiani, per rivendicare il diritto ad un contratto unico, chiedere maggiori tutele e aumenti salariali dignitosi», conclude. (Va.Za.)
L’ARENA DI VERONA
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Tensione tra sindaco e vigili «Ho chiesto solo interventi»

31.10.17                                 arena

 

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Prosegue la polemica dopo la riunione e la proclamazione dello stato di agitazione della municipale. Faccioli dice di non aver accusato la polizia locale. I sindacati invece sostengono che è stato aggressivo. «Ho portato agli agenti le istanze di tutti i cittadini»
VILLAFRANCA – Monta la tensione a Villafranca dopo l’affondo della polizia municipale che, tramite le sigle sindacali di Cgil e Uil, ha chiesto una conciliazione con la Prefettura perché si ristabiliscano i ruoli di amministratori, dirigenze e operatori. In poche parole di sindaco e vigili urbani. I sindacati accusano il primo cittadino Mario Faccioli di ingerenze nella gestione dell’attività della municipale. Segnalano anche un suo comportamento verbale aggressivo, durante l’assemblea della scorsa settimana della polizia municipale e nella riunione urgente indetta per discutere di alcuni temi che ultimamente vengono segnalati dai cittadini e che Faccioli aveva illustrato anche alla stampa di recente: vandalismi in città da parte di giovani, poca cura dei cittadini del patrimonio pubblico e dei giardini del castello, la presenza di alcune persone senza fissa dimora che, secondo i villafranchesi, non si comportano a dovere. Su questi temi le parti hanno dialogato: il sindaco ha esposto le problematiche chiedendo soluzione ai problemi, sollecitando un maggior controllo e, come anticipato alla stampa, un’efficacia in termini di sanzioni. Ne è uscita una bagarre, a detta dei sindacati, sulla quale Faccioli non commenta: «Da sempre ribadisco che se c’è qualcosa da dire, lo si dice in casa, in famiglia, non si lavano i panni sporchi in pubblico né sulla stampa», spiega. «Non fa bene all’immagine del sindaco, della polizia municipale e del Comune». Cgil e Uil hanno illustrato alla Prefettura, inoltre, nella lettera che accompagna la richiesta di conciliazione, lo scontro tra Faccioli e alcuni agenti di polizia riguardo il problema della fermata dell’autobus di via Nino Bixio. Nelle ore di punta dai pullman scendono centinaia di studenti che occupano marciapiedi e carreggiate, creando un tappo alla viabilità della strada già presa d’assalto. Gli agenti avrebbero proposto di arretrare la fermata di qualche decina di metri. Il sindaco avrebbe risposto che le scelte fatte andavano bene e che semmai avrebbero dovuto essere i vigili a multare comportamenti scorretti: persone che non attraversano sulle strisce occupando la carreggiata, auto parcheggiate sulle fermate che costringono gli autobus a stare sulla strada, creando ingorghi. I vigili avrebbero risposto che non possono stazionare davanti alle scuole o agli attraversamenti pedonali ed essere presenti anche alla rotatoria di via Bixio per elevare le multe. A questo punto, secondo la nota sindacale, Faccioli si sarebbe mostrato «adirato e aggressivo». E gli agenti si sono sentiti accusati di non svolgere a dovere il loro lavoro. Il sindaco oggi non commenta sulla vicenda della lite in assemblea. Né tenta una sua difesa numeri alla mano: alla nostra domanda se effettivamente durante l’anno siano state fatte multe per soste vietate sulle fermate o per cattivi comportamenti ai giardini (come quella di calpestare le aiuole per vedere le tartarughe messe abusivamente da qualcuno nella fontana, con danni anche alla pompa di filtraggio dell’acqua), spiega di non voler farne una questione di numeri. E precisa: «Non ho mai accusato nessuno. Ho solo evidenziato questioni palesi, segnalatemi dai cittadini, e chiesto soluzioni. Non ho parlato di negligenza». Le accuse mossegli sono state di aggressività e di ingerenza e c’è chi sostiene che Faccioli consideri la polizia municipale un suo esercito personale: «Non ho criticato né portato in dibattito temi personali. Lungi da me intromettermi o essere ingerente, ma è mio dovere dare indicazioni: fissare parametri e obiettivi fa parte del ruolo dell’amministrazione. Ancor più se ci sono situazioni di degrado». Dopo dieci anni di amministrazione e altri trascorsi dal sindaco come assessore delegato a questi temi, esplode un bubbone non da poco in città, a pochi mesi dalla fine del mandato. Sul perché non si sbottona, Faccioli. Forse le elezioni imminenti o una richiesta di incrementare il personale? «No. Il motivo è altro. Ma ripeto, i panni sporchi si lavano in famiglia. Per il resto rimango molto amareggiato, o meglio, devastato per il bene che ho voluto al corpo di polizia al quale ho fatto arrivare tutto quello che serviva, l’ho sempre difeso perché per me la divisa è un valore. Ci ho messo passione, più che in altri settori, e ci credo ancora». (Maria Vittoria Adami)
L’ARENA DI VERONA
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VERTENZA MELEGATTI – Rassegna stampa 31.10.17

 

RASSEGNA STAMPA

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Melegatti, assemblea dei soci infinita il ribaltone promesso ancora non c’è. Lunga giornata di schermaglie tra soci, battaglia sul cda. I lavorator…

 

VERONA – La battaglia per il controllo di Melegatti si è trasformata in un confronto lunghissimo e probabilmente altrettanto duro, durato l’intera giornata di ieri. L’assemblea dei soci doveva rappresentare il giorno del giudizio per la storica azienda dolciaria veronese, quello che avrebbe segnato lo spartiacque tra vecchia e nuova gestione, ma i progetti dei fratelli Francesco e Michele Turco si sono rivelati più complicati del previsto.
Com’è noto, i fratelli, soci di minoranza, avevano reso pubblico il disegno di tornare a controllare Melegatti grazie a una differente divisione delle quote societarie e grazie anche a una cordata di imprenditori veneti intenzionati a finanziare il progetto. Ipotesi evidentemente meno facile del previsto da realizzare visto che il confronto tra le parti è proseguito senza interruzioni per tutto il giorno. A questo punto, quindi, nemmeno il piano sempre perseguito dalla presidente Emanuela Perazzoli, sembra essere definitivamente tramontato. In questo caso, la strategia di salvataggio prevederebbe l’arrivo in Melegatti di un socio o finanziatore esterno che entrerebbe in società attraverso l’aumento di capitale. Esiste questo imprenditore misterioso o l’unica possibilità di salvezza per la Melegatti è il piano dei fratelli Turco? Tra le due ipotesi, comunque, la più accreditata è quella del rinvio delle decisioni a breve termine: una possibile data per un nuovo incontro sarebbe stata individuata dopo il ponte dei morti, con ogni probabilità già lunedì prossimo.
La lunga giornata di schermaglie tra soci, tuttavia, non è stata meno dura per i lavoratori in presidio permanente davanti allo stabilimento di San Giovanni Lupatoto, nonostante l’assemblea si tenesse in uno studio notarile cittadino. Dalle 8 di ieri mattina, fino a sera inoltrata i dipendenti della Melegatti hanno atteso notizie che, tuttavia, non sono mai arrivate. «Speriamo che qualcuno si degni di dare informazioni a lavoratori – ha detto Paola Salvi di Flai Cgil – che attendono notizie fondamentali per il loro futuro». Dipendenti e organizzazioni sindacali, ad ogni modo, hanno fatto sapere che rimarranno davanti ai cancelli finché non sarà fatta chiarezza sul futuro dell’azienda: «Abbiamo inoltrato richiesta alla questura – ha confermato Daniela Mirandola di Uila Uil Verona – per l’autorizzazione ad un’altra settimana di presidio. Rimarremo qui fino a quando non ci sarà indicata la soluzione per una questione che ci tiene in sospeso da troppo tempo. Abbiamo ascoltato troppe chiacchiere, adesso vogliamo chiarezza».
Sulla stessa linea anche Maurizio Tolotto di Fai Cisl: «Chiediamo solo il buon gusto di farci sapere qualcosa, di far sapere ai lavoratori notizie che li riguardano direttamente». La speranza è che almeno oggi qualcosa in più trapeli visto che 90 dipendenti e oltre 200 stagionali aspettano di sapere se torneranno al lavoro oppure no. (Samuele Nottegar)
CORRIERE DEL VENETO
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Crisi aziendali. Melegatti, soci dal notaio per arrivare a soluzione

 

L’assemblea, in uno studio notarile, sarebbe stata rinviata di qualche giorno. Attività di «diplomazia» delle due famiglie proprietarie della società. Obiettivo: trovare un partner e la liquidità per salvare il marchio
VERONA – Una giornata di passione. Senza esito definitivo. Dall’assemblea dei soci di Melegatti spa, azienda dolciaria leader nella produzione di dolci lievitati da ricorrenza, convocata ieri per decidere sulla ricapitalizzazione non escono indiscrezioni. Sembra si sia deciso di rinviare l’assemblea al 6 novembre. L’appuntamento tra i 13 azionisti che fanno capo alle famiglie Ronca, in maggioranza con oltre il 64% delle quote e Turco, in minoranza, era fissato da giorni in uno studio notarile di Verona in zona Corte Pancaldo. Le parti sono state accompagnate al tavolo da legali e consulenti. In contemporanea, sindacati e lavoratori erano riuniti in presidio davanti allo stabilimento a San Giovanni Lupatoto, al quale nessun addetto, neppure gli amministrativi, ha accesso da giovedì sera. In città, appena iniziata l’assemblea, pare che alle parti sia stato fatto firmare un documento che impegna alla riservatezza. Qualsiasi notizia sarà fatta filtrare con comunicato condiviso. Davanti alla Melegatti il gruppo di dipendenti riuniti dalle otto si infoltisce. C’è chi spera in una soluzione veloce e porta con sé qualche bottiglia di spumante. Chi per scaramanzia arriva con i crisantemi. Ma da Verona non ci sono novità. Passano le ore. «Siamo stati tempestati di telefonate da tutti i principali media locali e nazionali. Le Tv sono arrivate per fare riprese del presidio e dello stabilimento. Ma purtroppo anche noi non abbiamo avuto alcun genere di riscontro», spiega Paola Salvi di Flai Cgil. «Dispiace chiudere la giornata senza aver nulla da dire ai lavoratori. Per ogni evenienza abbiamo rinnovato alla Questura la richiesta per un’altra settimana di presidio davanti allo stabilimento», chiosa Maurizio Tolotto, di Fai Cisl. «Da quel che sappiamo l’assemblea si è protratta fino a sera», conclude Daniele Mirandola di Uila Uil. I nodi al pettine sono tantissimi. L’azienda è indebitata ed in crisi di liquidità, ragion per cui non si pagano stipendi ai dipendenti e le fatture ai fornitori, come prova l’intervento dell’ufficiale giudiziario che la settimana scorsa ha posto i sigilli agli impianti produttivi e ai macchinari di San Martino Buon Albergo. Michele e Francesco Turco hanno lavorato in queste settimane per assumere il controllo della Spa, operazione che potrebbe andare in porto con il contributo di partner esterni, pare imprenditori dello stesso settore. Anche i creditori sarebbero soddisfatti dell’avvicendamento, perché rassicurati in merito ad un possibile piano di rientro. Il controllo, al momento però è ancora in mano ai Ronca: Gigliola Ronca, cognata di Emanuela Perazzoli, ad e presidente del cda, detiene il 26%, Perazzoli il 22% circa, Irma Nella Ronca il 16%. La parte restante delle quote fa riferimento a nove esponenti della famiglia Turco, cui si aggiunge il 3,27% di Melania Pigozzi (madre di Michele e Francesco Turco). La situazione sembra tornata a 10 anni fa quando i Ronca e i Turco erano saliti sulle barricate a causa della scalata all’azionariato da parte dei primi, con esiti sugli equilibri societari e dell’interessamento della parmenese Battistero, a rilevare il marchio che per primo in Italia sfornò il pandoro. (Valeria Zanetti)
L’Arena
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VERONASERA

 

Melegatti, futuro ancora incerto. Tutto rimandato alla riunione del 6 novembre

 

 

Ieri, lunedì 30 ottobre, doveva essere il giorno della svolta per la Melegatti. L’azienda veronese è in crisi di liquidità e da mesi fatica a pagare stipendi e fornitori. Ieri era in programma l’assemblea dei soci e la speranza era che da quella riunione l’azienda potesse ripartire e invece pare che tutto sia stato rimandato ad una nuova assemblea convocata per il 6 novembre.
Il presidio permanente dei lavoratori, organizzato davanti all’azienda su cui sono stati posti i sigilli, andrà avanti almeno per un’altra settimana, come hanno annunciato a L’Arena i sindacati. Sindacati dispiaciuti per non aver potuto dare una notizia certa agli operai e agli impiegati. Tutto resta ancora in divenire, almeno fino alla prossima settimana.
veronasera.it
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La protesta delle mamme dell’outlet: vogliamo una domenica libera

19.10.17                            Risultati immagini per il manifesto logo

 

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I Diritti Calpestati delle Donne al Lavoro. Valeria – è stata trasferita a Valmontone per rappresaglia – e le altre commesse di Castel Romano: non riusciamo a stare con i nostri figli. L’Usb denuncia: sono iscritte al sindacato ma l’azienda non vuole parlare con noi
La commessa dell’outlet di Castel Romano incatenata alla panchina con le colleghe e i familiari a darle solidarietà
Massimo Franchi
Edizione del 19.10.2017
Pubblicato 18.10.2017, 23:59
Aggiornato 19.10.2017, 21:47
«Il diritto ad una domenica al mese senza lavoro per stare con i propri bambini». Questo hanno chiesto una decina di lavoratrici – quasi tutte mamme – di vari negozi dell’Outlet Mc Arthur Glen di Castel Romano, 130 negozi di abbigliamento di marca a prezzi scontati fra mura patrizie finte, palme e fontane ad una ventina di chilometri dalla capitale, «costrette a lavorare tutti i giorni festivi che dio manda in terra». La proposta era tutt’altro che estremista: «Turnandoci ognuna di noi poteva stare a casa una volta ogni quattro settimane senza mettere in difficoltà le altre o lasciare sguarnito il negozio». Dopo vari dinieghi da parte dei responsabili, hanno deciso di iscriversi al sindacato – l’Usb – per far valere i propri diritti.
La risposta – specie del negozio Calvin Klein – è stata durissima: rappresaglie, minacce, spostamenti forzati.
IERI POMERIGGIO, nell’ultimo mercoledì della promozione «Friends & Family» con sconti del 30 per cento l’outlet è pieno di clienti. In più ci sono gli immancabili turisti: assieme al Colosseo, l’Outlet è tappa fissa per i tour operator che accolgono facoltosi cinesi, russi e dagli emirati.
ALLE TRE VALERIA FINISCE il suo turno. È il suo ultimo giorno di lavoro. Da domani è stata spostata a Valmontone, 58 chilometri di distanza da Aprilia, dove vive col figlio di 2 anni e 5 mesi che vedrà ancora di meno.
Non può parlare per non rischiare di essere licenziata. Allora si mette il bavaglio e si lega con catena e lucchetto alla panchina davanti al negozio che l’ha trasferita. Accanto lei le colleghe, i sindacalisti Usb e – questa è la novità – mariti e genitori delle colleghe: «Lavorare tutte le domeniche colpisce tutta la famiglia, io non sono cattolico ma sento che a difenderci oramai c’è solo papa Francesco quando parla di sacralità della domenica», spiega Antonio.
Il cartello di Simone spiega meglio il concetto: «Mamma, anche domenica gioco la partita di pallone, perché non mi vieni mai a vedere?».
L’UNICA CHE PUÒ PARLARE liberamente è Tetyana. Semplicemente perché a Castel Romano non lavora più: «Mi sono dimessa lo scorso maggio perché non ce la facevo più: la capa mi faceva lavorare tutte le domeniche, comunicando gli orari con un solo giorno di preavviso. Le ho detto: “Dammi almeno una domenica libera, non posso scegliere fra lavoro e famiglia, inizio ad avere problemi a casa”. Lei mi ha risposto: «Ma c’è chi lo fa». Così sono stato costretta ad andarmene ma almeno gliel’ho detto in faccia: «Vi state approfittando delle persone, la pagherete».
LA CATTEDRALE del consumismo griffato non guarda in faccia a nessuno. A Pasqua a Serravalle Scrivia, in Piemonte i sindacati confederali hanno proclamato uno sciopero con picchetto per non lavorare il giorno di Pasqua. Niente è cambiato.
ORA CI PROVA L’USB «a rompere questo clima di terrore», racconta Francesco Iacovone che si è invitato la protesta. E che tratta con le guardie giurate e i carabinieri subito chiamati «ad evitare cattiva pubblicità» dal responsabile dell’outlet che non si degna neanche di venire sul posto. Dopo vari tentativi, il responsabile di area della Calvin Klein si degna di rispondere al telefono: «Ha detto che gli avvocati si stanno parlando, ma la linea dell’azienda è questa». Una posizione che aveva già espresso – con altri accenti – alle sue dipendenti: «La domenica si lavora, sempre. E basta. E non mi parlate di sindacati perché io non li considero neanche».
CARABINIERI E GUARDIE private solidarizzano con Valeria. «Figuriamoci, stiamo dalla tua parte, noi lavoriamo domeniche e notturni, ma se non facciamo il nostro dovere ci mandano a Timbuctu, altro che Valmontone», cercano di scherzare per allentare una tensione palpabile.
«SENTIAMO TUTTI I POLITICI, la Boschi per prima, parlare di conciliazione dei tempi di vita per le mamme e poi nessuno che capisca che se permetti ai negozi di stare sempre aperti, di figli non se ne faranno più – attacca Iacovone – . Noi andremo avanti con questa battaglia: il nostro avvocato sta seguendo Valeria, l’obiettivo primario è bloccare il trasferimento», chiosa.
LA SOLIDARIETÀ ARRIVA da due consigliere regionali: Silvana Denicolò (M5s) che è sul posto e Marta Bonafoni (Insieme per il Lazio) che manda un comunicato. Entrambe hanno interessato del caso di Valeria la consigliera di Parità di Roma città metropolitana Flavia Ginevri: «Lei contatterà l’azienda», promettono.
LA PROTESTA FINISCE con la distribuzione alle altre commesse – pochissime iscritte al sindacato – del libro «Not 4 $alE, storie di ordinaria schiavitù dei lavoratori del commercio» dell’Usb. «Sono d’accordo con voi ma qua ci ricattano», risponde Maria. «L’unione fa la forza», le rispondono, «iscriviti anche tu».
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Logistica, lunedì e martedì lo sciopero di Cgil, Cisl e Uil. In Veneto previste tante iniziative

29.10.17                          CONTRO LA CRISI

 

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Lunedi’ 30 e martedi’ 31 ottobre il trasporto e la movimentazione delle merci si fermeranno per lo sciopero dell’autotrasporto e delle spedizioni proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. In Veneto i lavoratori coinvolti saranno circa 70 mila, e numerose saranno le manifestazioni nel territorio regionale, come il presidio esterno al porto di Venezia e agli interporti di Padova e Verona.
Motivo alla base della contestazione, il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto da due anni.

“Le rappresentanze datoriali vorrebbero piu’ precarieta’ e liberta’ di licenziamento, il Job Act, il lavoro a chiamata, ridurre il valore della trasferta, vogliono toglierci la responsabilita’ solidale nei cambi di appalto, vogliono piu’ orario di lavoro, vogliono rompere il contratto nazionale in miserevoli contrattini di settore, non vogliono darci aumenti salariali”, scrivono Filt, Fit e Uiltrasporti del Veneto. Eppure il settore e’ in crescita, come peraltro evidenziato dalle istituzioni ieri, agli stati generali della logistica del nord est, che si sono tenuti all’Arsenale di Venezia. Il Veneto detiene circa il 10% delle imprese del settore a livello nazione, ma solo il 25% dei dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato. E ora si vogliono peggiorare ancora le condizioni, mentre “fatturati e
redditivita’ aumentano”. La tendenza e’ quella di ricorrere sempre piu’ a “cooperative spurie, fornitori senza autonomia e caporali del cosiddetto esercito industriale di riserva della manovalanza, caratterizzato da forte presenza di lavoratori stranieri”.

Di fronte a questo contesto, “passare da un contratto nazionale unico di filiera a tanti piccoli contratti, come vorrebbero le associazioni datoriali, non farebbe altro che confermare un modello al ribasso sui diritti e sui costi del lavoro”, spiegano i sindacati.
Infine, in questa partita non si possono lasciare fuori le istituzioni, come ad esempio la Regione Veneto, che ad un anno dalla contrattazione su un possibile protocollo sul tema della legalita’ sugli appalti della logistica, non si e’ ancora attivata. “Chiediamo protezione sociale nei cambi appalto, aumenti salariali, diritti per i drivers e raider, nuova classificazione coerente con le trasformazioni delle professioni di questi anni. Siamo determinati e consapevoli dell’importanza della sfida e vogliamo un contratto che comporti un avanzamento nei diritti, nella dignita’, nella legalita’ dei lavoratori”, concludono i sindacati.

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Tra crisi e ripresa. Melegatti, Tosoni, Ferroli l’industria ferita nel sistema Verona che macina export e a. Domani in assemblea la resa dei c…

29.10.17                          Logo-Corriere-del-Veneto-

 

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VERONA – L’attesa finalmente domani avrà fine. Al termine dell’assemblea dei soci saranno più chiare, infatti, le sorti della Melegatti. La storica azienda dolciaria veronese ha bloccato la produzione di pandori e panettoni a causa di una grave crisi finanziaria e dall’assemblea di domani prova a capire se avrà un futuro. Nel corso della settimana, un creditore non pagato ha fatto apporre i sigilli su alcuni macchinari del nuovo impianto di San Martino Buon Albergo, ma questo non sembra aver cambiato la prospettiva dei fratelli Michele e Francesco Turco, soci di minoranza, che dall’assemblea di domani sperano di poter tornare in possesso del controllo dell’azienda. I due fratelli, a capo di una cordata di imprenditori veneti, hanno l’obiettivo di far ripartire la produzione e di rilanciare la Melegatti oltre le difficoltà del momento. «L’assemblea sarà cruciale – conferma l’avvocato Carmine Canonico, legale dei fratelli Turco – e il nostro progetto non cambia, nonostante l’evoluzione negativa degli ultimi giorni. Sapevamo dell’esistenza di quel debito, quindi non siamo rimasti sorpresi. Certo è che se non si riuscisse a concretizzare la nostra proposta, credo che l’alternativa per l’azienda sarebbe la procedura concorsuale. Ma noi lavoriamo per evitarla». Quella di Melegatti, marchio noto, storico e ancora in grado di controllare un’importante quota di mercato per quanto riguarda i dolci da ricorrenza, purtroppo non è una caso industriale isolato nella nostra provincia. Aziende di riferimento nel loro settore, ad esempio Ferroli, per la termomeccanica, e il Gruppo Tosoni, per il settore costruzioni e mobilità, stanno attraversando momenti delicati e cruciali per la loro continuità. E questo nonostante gli indici economico-produttivi del veronese siano positivi.
Nel primo semestre 2017, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’export scaligero ha segnato una crescita del 9%, ma il dato ancor più positivo è che in mercati maturi per le nostre esportazioni, come ad esempio Stati Uniti o Francia, la crescita è costantemente in doppia cifra. Dal punto di vista del mercato del lavoro, l’agenzia regionale Veneto Lavoro ha registrato per la nostra provincia, nel primo semestre, un saldo positivo di 21mila nuovi contratti, la differenza migliore degli ultimi nove anni. Infine, i dati di Confindustria Verona indicano una crescita nella produzione industriale del 2,17% a giugno, rispetto allo stesso semestre 2016.
Nonostante, quindi, un andamento economico molto positivo, grandi crisi aziendali continuano a falcidiare il nostro territorio. Melegatti oggi conta 90 dipendenti a tempo determinato e oltre 200 stagionali in cassa integrazione a zero ore. Il Gruppo Tosoni era composto da nove aziende e dava lavoro a oltre 500 dipendenti. Oggi si trova in amministrazione straordinaria, tutto il personale è in cassa integrazione a zero ore e si attendono le manifestazioni di interesse da parte di imprese o fondi intenzionati a rispondere al bando redatto dai commissari. Il termine per presentarsi scade il prossimo 20 novembre. «Tuttavia – spiega Gianni Morandini di Fiom Cgil – non si è potuto far altro che cercare di vendere separatamente le singole società. Impossibile trovare un acquirente per l’intero gruppo, quindi, si è andati verso lo “spezzatino” per cercare di tutelare il maggior numero di posti di lavoro». Caso un po’ diverso, ma non meno doloroso dal punto di vista dell’impatto sociale, per un altro colosso produttivo veronese: Ferroli. La grande azienda termomeccanica di San Bonifacio, dopo il salvataggio dei fondi Oxy Capital e Attestor, è riuscita a trovare un accordo sui licenziamenti che, però, ha spaccato il fronte sindacale. Fim Cisl l’ha firmato, mentre Fiom si è rifiutata.
L’accordo, che ha fatto seguito all’apertura della procedura di licenziamento collettivo, prevede 199 esuberi nello stabilimento veronese. Di questi, circa 150 sono uscite volontarie, mentre le rimanenti saranno individuate dalla società. Il tutto al netto della chiusura della fonderia, oggi riaperta grazie a una cooperativa di ex dipendenti Ferroli, che già aveva fatto uscire dal perimetro aziendale un’altra sessantina di lavoratori del gruppo. La speranza è che il piano di rilancio abbia effetti nel più breve tempo possibile. (Samuele Nottegar)
CORRIERE DEL VENETO
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Sciopero. Lavoro, salute, ius soli «Battaglia per i diritti». Corteo di Cobas, Cub e altre sigle ieri da Veronetta alla Bra. In piazza: «Agec ci as…

 

arena  28.10.17

 

 

SI PARTE DA PIAZZA SANTA TOSCANA

 

 

RASSEGNE STAMPA, DOCUMENTI E MATERIALI SULLA MOBILITAZIONE DEL 27 OTTOBRE A VERONA

VERONA – Un corteo di oltre 300 persone di lavori, età e colore diverso. Tutti insieme in piazza per portare sotto i riflettori tanti temi con un comune denominatore, dicono: lo «sfruttamento generalizzato». Dai trasporti alle scuole, alle mense scolastiche, la protesta, indetta dai sindacati di base (Sgb, Cub, Si Cobas, Usi-Ait e Slai Cobas) è andata in scena anche a Verona, con un corteo da Porta Vescovo, attraverso Veronetta e via Stella, fino alla Bra. Tra le richieste dei lavoratori il rinnovo dei contratti pubblici, l’innalzamento dell’età pensionabile, l’opposizione al Jobs Act, alle politiche di spending review che pesano sui dipendenti della pubblica amministrazione e alla Buona scuola. «Ma oggi vogliamo portare attenzione anche sulle questioni ambientali come i Pfas, sulla violenza di genere, sui diritti sociali come quello alla casa e lo ius soli», spiega Roberto Malesani, avvocato di Adl Cobas. E infatti moltissimi partecipanti al corteo sono immigrati, lavoratori di aziende del settore logistica e trasporti come Tnt, Bartolini, Dhl, ma anche agroalimentare come Aia e Rosetto. «Questi lavoratori hanno figli nati qui», aggiunge Malesani, «per i quali questa legge non va bene». Sulla questione casa, dicono rivolgendosi ad Ater, «vorremmo un altro modo di gestire il patrimonio pubblico, spesso inutilizzato», e «affitti più bassi». Tra i manifestanti anche una nutrita rappresentanza di precari Agec che lavorano nel settore refezione scolastica e che hanno i contratti in scadenza a dicembre. «Abbiamo chiesto udienza ai vertici dell’azienda e al sindaco Sboarina per sapere cosa sarà di questi 36 colleghi», spiega Tiziana Riolfi del sindacato Cub. «Speriamo in un prolungamento del contratto fino a giugno per garantire la continuità. Vorremmo sapere se pensano a esternalizzare il servizio a una cooperativa, quando in graduatoria ci sono ancora candidati idonei. Capiamo la necessità di ottimizzare le risorse», dicono, «ma di qui a smantellare un servizio ce ne passa». (Elisa Pasetto)
L’ARENA DI VERONA
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Stato di agitazione. Melegatti, via alle ingiunzioni di pagamento

28.10.17                                  Logo-Corriere-del-Veneto-

 

 

PRESIDIO DAVANTI AI CANCELLI DELLA MELEGATTI

RASSEGNE STAMPA, DOCUMENTI E MATERIALI INERENTI LA VERTENZA MELEGATTI

 

VERONA – Giornata di manifestazioni, ieri, nel settore trasporti con i sindacati di base che hanno indetto una manifestazione con corteo, da piazza Santa Toscana fino in piazza Bra, per chiedere maggiori diritti e rinnovo del contratto. Gli scioperi torneranno lunedì e martedì, per l’astensione dal lavoro proclamata, a livello nazionale, nel settore della logistica, del trasporto merci e delle spedizioni. Continua anche lo stato di agitazione dei lavoratori della Melegatti, con il presidio davanti allo stabilimento di San Giovanni Lupatoto. Ieri, dipendenti e sindacati si sono incontrati, nella sala civica del Comune, per fare il punto sulla situazione in vista dell’assemblea dei soci prevista per lunedì. La riunione, cui hanno partecipato un centinaio di lavoratori è stata utile anche per raccogliere i documenti necessari per presentare i decreti ingiuntivi all’azienda da parte dei dipendenti che ancora non hanno ricevuto le ultime due mensilità. «Circa una trentina di lavoratori – ha detto Daniele Mirandola di Uila Uil Verona – hanno presentato i documenti necessari. Vedremo che strategia attuare in base all’esito dell’assemblea di lunedì durante la quale faremo presidio davanti ai cancelli dell’azienda». (sam.nott.)

CORRIERE DEL VENETO

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Crisi Melegatti, chiusa la sede centrale e sigilli a San Martino Buon Albergo

27.10.17             VERONASERA

 

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Ieri, 26 ottobre, i sigilli all’impianto di San Martino Buon Albergo. Oggi, 27 ottobre, la chiusura della sede centrale di San Giovanni Lupatoto. La crisi finanziaria della Melegatti ha preso una piega rapida e purtroppo negativa per i lavoratori che da giorni hanno organizzato un presidio permanente per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati.
Le tristi novità sulla Melegatti sono state diffuse da TgVerona che parla di duro colpo per chi sperava in un rilancio della ditta. Con gli impianti fermi, non si potrà neppure accettare la commessa per produrre dolci conto terzi.
A questo punto diventa ancora più importante l’assemblea dei soci di lunedì prossimo 30 ottobre. In quell’occasione si potrà veramente capire quanto potrà essere risolutiva l’azione dei soci di minoranza intenzionati ad acquisire la maggioranza della società.
 
 
veronasera.it
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